Archivi per the ‘Web Advertising’


Web 2.0 e Web Analytics

Mi verrebbe da dire “Web 2.0: gioie e dolori” per chi ha come focus principale la Web Analytics.

Questo poichè da una parte, grazie ai nuovi linguaggi di programmazione (come Ajax), si riescono ad avere interfacce più semplici, intuitive, guidate, con la possibilità di avere funzionalità innovative e di sicuro effetto, dall’altra ci si imbatte in alcuni problemi che fino ad oggi non erano mai stati evidenziati.

piramide_web_2.jpg

Chi si occupa di Web Analytics sicuramente prende subito al volo la possibilità di utilizzare queste tecnologie che, all’interno di un sistema di Data-Warehouse, sicuramente semplificano la lettura dei dati e permettono interazioni con applicativi finora non possibili, ma per il tracciamento di questi nuovi linguaggi qualche perplessità sta nascendo.

L’esempio più calzante è quello di chi utilizza la tecnologia Ajax.

Nel caso di una “ricerca” o di un “processo di registrazione”, con questa tecnologia è possibile visualizzare il risultato dell’operazione sulla stessa pagina dove si è fatta l’azione, senza dover cambiare pagina o far caricare nuovamente tutto il contenuto.

Prima, invece, queste operazioni obbligavano a far cambiare pagina ed era dunque possibile tracciare la URL successiva con il sistema del click-streaming.

Attualmente, invece, una pagina che utilizza questo tipo di operazioni è come se fosse in “flash” e i sistemi di statistica classici rilevano soltanto la visualizzazione di una pagina e non le varie “schermateâ€? visualizzate.

Questo dovrebbe far riflettere tutti, e chi sviluppa applicazioni di Web Analytics ha il compito di integrare nuove funzionalità per il tracciamento di questi linguaggi, che daranno sicuramente origine a nuove opportunità da identificare e analizzare.

Stesso discorso vale per i feed rss: oggi molti accessi ai contenuti di un sito possono arrivare attraverso aggregatori di feed, quindi è fondamentale tracciare questi utenti e, in secondo luogo, analizzare cosa fanno, come si muovono, magari clusterizzandoli in un gruppo di utenti ben definito.

Altro esempio di Web 2.0 è la visualizzazione dei Video: quanti cominceranno a vedere i nostri video per poi effettuare qualche azione sul nostro sito?

Il Web 2.0 è già arrivato ed è fondamentale tracciarlo per poi analizzare gli effetti…

SEO e Web Analytics

Negli ultimi tempi si parla molto di Web Analytics legata a varie attività di web marketing, si parla di SEO e Web Analytics come un connubio molto importante per comprendere meglio le performance derivate da attività di Search Engine Optimization.

Sempre più aziende sono interessate non più alla posizione delle keyword nel risultato di ricerca, ma bensì a come queste keyword posizionate possano dargli un beneficio in termine di conversioni (vendita, compilazione form, contatto telefonico), si parla sempre più spesso quindi di calcolare il ROI di una campagna SEO.

Di una campagna di posizionamento sui motori di ricerca attraverso sistemi di Analytics si possono capire molte cose come:

  • Quali keyword funzionano
  • Quali sono ben posizionate ma non convertono
  • Quali sono i tempi di permanenza sul sito attraverso i motori
  • Quali sono le Keyword Opportunity
  • Quali sono le keyword che generano bounce
    e molto altro …

In questo post mi soffermerò su alcuni punti che credo interessanti e che permettono di vedere l’argomento anche da un’altra ottica.

Di solito in una buona attività di ottimizzazione del sito per i motori di ricerca si analizza quella che è la struttura delle pagine web che lo compongono e si procede a definire una lista di interventi affinche il sito possa essere search engine friendly.

In un vecchio post, ma è stato anche argomento del mio intervento al Search Engine Strategies quest’anno, mi sono soffermato sull’importanza della riscrittura delle URL per attività SEO , lavorando infatti soprattutto con siti dinamici è possibile avere una migliore performance in fase di spiderizzazione dei contenuti dai motori di ricerca e valorizzazione della pagina.
Questo però non è soltanto l’unico obbiettivo, infatti utilizzare una tecnica di riscrittura delle URL è molto importante non solo per il Seo ma anche per la Web Analytics, prendiamo ad esempio chi ha un sito con una piattaforma dinamica non ottimizzata nelle URL , come ad esempio:

pagina.aspx?id=34&c=21
pagina.aspx?id=34&c=29
pagina.aspx?id=34&c=31

Analizzando con sistemi di WA sarà difficile comprendere il percorso di un utente all’interno del sito e poi seguire il clickstream (dove l’utente fa “click”) , per poter analizzare dovrei aprire ogni pagina sul browser e vedere cosa un utente visualizza, questo significa perdita di tempo e quindi una non immediateza dei dati , ed anche se con dei marcatori è possibile evidenziare delle aree al fine di avere dei dati più leggibili, per alcuni siti che hanno milioni di pagine è praticamente impossibile portare avanti un’operazione del genere. Molto più facile è capire questo percorso:

/categoria-shopping/abbigliamento-per-bambini
/categoria-shopping/abbigliamento-per-bambini/maglie
/categoria-shopping/abbigliamento-per-bambini/maglie/polo

L’alternativa è quella di visualizzare nella reportistica anzichè l’indirizzo della URL , il titolo di pagina, ed eccoci ad un altra ottimizzazione SEO di pagina non sempre riscontrata anche in siti molto importanti, non è raro vedere ancora siti web con lo stesso titolo in tutte le pagine, o peggio ancora vedere come titolo “nuovo documento”.

Questa è solo una delle tante sfaccettature di un connubio che sarà sempre più importante per permettere di ottimizzare gli investimenti in campagne SEO, sarà anche argomento del mio intervento al Convegno GtLab Sabato 9 Dicembre.

Abandonment Rate

Una delle metriche che considero tra le più importanti nel campo della Web Analytics è proprio l’abandonment rate ovvero la percentuale di utenti che abbandonano il nostro sito senza effettuare azioni rilevanti o conversioni.

Nelle normali metriche vengono indicati il numero di conversioni totali in un dato giorno per keyword per referer per campagna e quant’altro si voglia permettendo di analizzare le performance delle conversioni che si sono generate, ma il grosso interrogativo é: quante ne sto perdendo?

Chiaramente non è possibile fare una analisi sulle conversioni che non ci sono, però potrei capire dove le sto perdendo, in un sito di ecommerce potrei analizzare in un processo di acquisto come si comportano gli utenti in un percorso che potrebbe essere composto da:funnel charts

  • Visita Pagina prodotto
  • Aggiunta prodotto nello Shopping Cart
  • Registrazione Utente
  • Scelta Metodo di Pagamento
  • Scelta Modalità Spedizione
  • Riepilogo Ordine
  • Conferma Ordine

La visualizzazione di questo processo viene utilizzando graficamente con l’aiuto dei “Funnel Charts“, grafici fatti ad imbuto dove per ogni sezione dell’imbuto si indica la pagina presente nel percorso e l’ampiezza della sezione determina il numero di utenti che continuano il percorso rispetto alle pagine precedenti.

Potremmo vedere quindi che in 1000 utenti al giorno arrivano alla scheda prodotto ed in realtà soltanto 2 confermano l’ordine , questo determina un abandonment rate del 98% , molto importante è capire l’abbandono nelle pagine intermedie, analizzando i dati ci si potrebbe accorgere che magari la scelta delle modalità di spedizioni genera la maggiorparte di abbandono al sito.

Cosa fare dopo?

  • Scenario Analysis
    Dai dati analizzati dal processo di abandon rate si può cominciare ad ipotizzare i vari scenari (Scenario Analysis) per poi definire quali modifiche o aggiunte apportare alle pagine con un alta percentuale di abandon rate, per poi verificare successivamente l’effettiva funzionalità del percorso.
  • Abandonment rate segmentation
    Per effettuare una attività di “fine tuning” sui dati ottenuti è importante segmentare il percorso per :
    - campagna (Attività SEO , Keyword Adv, Direct Marketing)
    - Referer (da quali siti, portali, link in generale)
    - Keyword (quali parole chiave determinano l’abbandono)
    - Paese di provenienza
    - Prodotto
  • Per molte aziende analizzare quelli che sono i processi di abbandono e capire il percorso dei propri utenti è fondamentale adesso , ma lo sarà sempre di più , infatti tutto ciò permetterà di poter migliorare la propria conversion-rate ed ottimizzare la propria comunicazione riducendo i costi ed incrementando i guadagni.

    Google Advertising Professional

    Professional_welcome_signup_2

    Da qualche giorno Google ha messo online il tanto atteso programma per la certificazione "Advertising Professional".

    Si tratta di un esame completo sulla creazione e gestione di una campagna di Keyword Advertising su Google attraverso Adwords. Grazie ad un "Learning Center" dove sono presenti tutte le lezioni suddivise in categorie è possibile prepararsi al corso attraverso dei filmati in flash per poi testare quanto appreso sugli esercizi disponibili per ogni lezione. A mio avviso Google ha creato uno strumento di E-learning veramente ben fatto , che punta a formare utenti sulla propria piattaforma di Advertising, chiaramente per poter far spendere budget maggiori sul proprio programma pubblicitario e per permettere a quelle piccole realtà o a professionisti di poter esporre "la medaglia" di specialista di Google Advertising.

    Per fare l’esame occorrono 50$ , si deve rispondere a 104 domande in 90 minuti e soprattutto è completamente in Inglese, comunque penso che a breve dedicherò un po’ di tempo nel provare a fare questa certificazione e poi darò maggiori informazioni.
    Se non passo non lo comunico , faccio finta di niente .. ;)

    Web Advertising vince il confronto con l’Advertising TV

    Secondo TradeDoubler il 70% degli utenti ritiene intrusiva la pubblicità su internet. Tuttavia ben l’84% degli intervistati ha dichiarato di aver cliccato almeno una volta su un banner o link pubblicitario. Un confronto con la pubblicità TV: il 50% preferisce evitarla e cambiare canale. Uno degli aspetti maggiormente apprezzati dai consumatori è che nell’advertising on line, dopo aver cliccato sul banner, è possibile effettuare subito l’acquisto. In questo senso invece la pubblicità TV risulta frustrante.