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I dati possono rendere la nostra vita migliore?

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Oggi sentiamo parlare sempre di più di dati. Informazioni che diamo, volente o nolente, alle aziende che si avvalgono della tecnologia in rete. Una volta connessi con le nostre aziende preferite o che riteniamo utili perla nostra vita quotidiana, regaliamo informazioni (attraverso app, nel momento in cui aderiamo a promozioni sui loro siti, quando ci registriamo ad una newsletter) molte preziose. In qualsiasi settore, le aziende raccolgono i dati sparsi nella rete e li organizzano, creando un vero e proprio strumento di marketing che le aziende oggi devono imparare ad usare e gestire, per diventare aziende data-driven.

Perchè si parla di strumenti di marketing? Perchè “ascoltando” i dati è possibile interpretare dove le esigenze del consumatore stanno andando, integrando i dati provenienti da diverse industrie, incrociando preferenze ed abitudini di acquisto. Tutte le informazioni che ognuno di noi dà alla rete sono infatti registrate e rappresentano uno spaccato della società profondo e dettagliato. Immaginate un ufficio marketing: oggi basta analizzare i dati per capire come migliorare un prodotto o un servizio, o come crearne uno ex novo. La rete dà una spinta e una nuova visione all’ascolto del target: potremmo dire che oggi siamo davvero ascoltati e le aziende che tengono le orecchie ben tese sono quelle premiate dal mercato e dai consumatori.

E se combiniamo i dati con l’intelligenza artificiale? Se un algoritmo, altamente sviluppato, riuscisse ad interpretare bisogni, abitudini di consumo, integrandoli con i dati provenienti da mercati affini? Ecco sotto alcuni esempi che ci fanno riflettere. Regalare le nostre informazioni, le nostre preferenze al web può essere un modo, forse, per facilitare alcuni processi del mercato, ma anche della nostra vita privata. Da un punto di vista positivo, potremmo pensare che, finalmente, troveremo nei negozi i prodotti che ci piacciono davvero, i servizi che risponderanno ad esigenze reali. Forse una vita davvero fatta su misura potrebbe essere possibile, compatibilmente con le esigenze di produzione.

Starbucks: i dati servono il tuo caffè preferito (e non solo)

Starbucks ha un modo tutto suo per coccolare i migliori clienti. Tutti i clienti che si iscrivono al programma fedeltà sulla app dedicata danno informazioni riguardo alle preferenze sia di bevanda che di orario di consumo. Ogni volta che entrano in un punto Starbucks ricevono, grazie all’identificazione della posizione la migliore offerta dal barista, avvertito prontamente dal sistema. Inoltre, ricevono anche nuovi prodotti a cui potrebbero essere interessati, sulla base dei gusti impostati nella app. La app è gestita da un programma di intelligenza artificiale, basata sul cloud, che è in grado di consigliare ai consumatori cibi e bevande che neanche loro sanno ancora di voler consumare. Il software è altamente sofisticato tanto da saper modellare le proposte in base al periodo, se festivo o lavorativo, alla location, al meteo.

L’intelligenza artificiale impiegata da Starbucks non dà solo consigli o manda gli auguri nel giorno del tuo compleanno. Il software invia email assolutamente targhettizzate: combina i dati che arrivano in seguito alla registrazione con la app, con i dati che arrivano da altre fonti, altre industrie del mercato del food e del beverage. Inoltre, tiene conto della storia del cliente: cosa ha bevuto, in quali store, eventuali preferenze. Starbucks può così definirsi un’azienda data-driven, perchè gestisce l’evoluzione dei propri prodotti e servizi “ascoltando” il consumatore attraverso i dati contenuti nei report. L’intelligenza artificiale guida così l’esperienza del consumatore elaborando la migliore strada, la migliore bevuta, abbinata al più dolce dei dessert, per soddisfare i palati più sofisticati.

L’intelligenza artificiale cambia il mondo dell’entertainment

Un altro interessante caso di intelligenza artificiale a lavoro è la creazione della serie di House of Cards, la serie che ha letteralmente spopolato, anche in Italia. Netflix ha commissionato 26 episodi, 2 stagioni della serie, per 100 milioni di dollari, dopo un breve lancio di soli 4 episodi nel 2011.

 

netflix ai mobile

Come ha fatto Netflix a predire un successo del genere? Grazie ai dati. Analizzando le modalità di fruizione dei suoi utenti, circa 30 milioni di “play”, 4 milioni di valutazioni, 3 milioni di ricerche, l’azienda è stata capace di capire che i fan della versione originale di House of Cards, stavano guardando anche film in cui il protagonista era Kevin Spacey diretto da David Fincher, uno dei produttori della serie. In poche parole, dai click e dalle recensioni degli utenti, l’algoritmo dell’intelligenza artificiale ha evidenziato le preferenze degli utenti, dando input a Netflix per creare un  nuovo prodotto milionario.  L’intelligenza artificiale ha quindi analizzato il target dando come risultato gli ingredienti necessari per una serie da 100 milioni di dollari.

Ad oggi, l’86% degli utenti di Netflix dicono di non voler cancellarsi da Netflix per poter continuare a guardare House of Cards.