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Come sta cambiando il mondo del lavoro?

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Quali sono i fattori che influenzeranno il futuro del lavoro?

Il mondo del lavoro sta cambiando velocemente. Lo vedo (e penso che lo vediamo tutti) ormai giorno dopo giorno. Vediamo come i software, l’intelligenza artificiale, l’automazione entrano nei nostri uffici, nel nostro smartphone, e ci supportano nel raggiungimento di piccoli e grandi task. Abbiamo molti più strumenti di condivisione e sempre di più preferiamo lavorare in modo smart, dove, quando e come ci esprimiamo meglio. Recentemente mi sono imbattuto in una ricerca della Pearson che mi ha colpito molto. Innanzitutto perchè è stata condotta con l’aiuto di algoritmi di Intelligenza Artificiale.

Andando oltre questo, la ricerca mette in evidenza  i fattori che influenzeranno il mondo del lavoro nel prossimo decennio. Il focus dello studio in questione sono gli Stati Uniti ed il Regno Unito, ma penso che i dati emersi siano utili per valutare la costruzione di nuovi modelli di cultura del lavoro. Penso che questo tipo di “campanelli” siano degli strumenti importante soprattutto per riconsiderare il modo con cui ci approcciamo al lavoro, ma soprattutto mette in luce il bisogno di un ripensamento sul tema della formazione e dell’educazione.

La ricerca

La ricerca di Pearson è stata effettuata combinando, come ho già anticipato, delle competenze umane con il potere dell’apprendimento automatico, il machine learning. I risultati hanno permesso ai ricercatori di fare previsioni più complete rispetto a quelle mai elaborate fino ad ora. Infatti, le ricerche riguardanti il futuro del lavoro hanno sempre considerato come unico fattore di cambiamento l’automazione, limitandosi a prevedere entro quando le macchine avrebbero rimpiazzato la figura umana sul posto di lavoro.

Con questa ricerca, per la prima volta il discorso viene spostato oltre l’automazione, concentrandosi sulle abilità umane, per avere chiaro il quadro generale della situazione nella quale ci troviamo e prevedere gli scenari futuri. Le previsioni date da questa ricerca potrebbero consentire di indirizzare le politiche di settore verso investimenti efficienti volti a favorire il benessere della società. Perché la chiave per trarre il più grande vantaggio dalle opportunità future è investire oggi sulle competenze richieste nel domani.

La ricerca di Pearson spiega i trend che stanno influenzando il mondo del lavoro.

Oltre l’automazione per comprendere i fattori che influenzeranno il lavoro nel 2030

Quando si parla di lavoro nel futuro, l’unico fattore considerato fino ad adesso, come motore del cambiamento, è l’automazione. La paura per la disoccupazione tecnologicamente guidata non è affatto una novità. Da sempre, ad ogni avanzamento tecnologico è corrisposto un cambiamento dei ruoli dell’uomo sul posto di lavoro. E sono state proprio queste interruzioni a far concentrare l’attenzione soltanto sull’avanzamento tecnologico quando si parla di lavoro del futuro.

Non è sufficiente, però, denigrare la tecnologia riducendo la sua funzione al mero rimpiazzo delle persone. Occorre ricordare, inoltre, che storicamente la tecnologia crea più posti di lavoro di quanti ne distrugga. Infatti, gli avanzamenti tecnologici creano continuamente posti di lavoro e nuove opportunità per i lavoratori, ai quali vengono richieste nuove skill: quelle di tipo hard e quelle definite soft.

In aggiunta, bisogna tenere in considerazione altri trend che, interagendo tra loro, contribuiscono a plasmare il contesto in cui viviamo. Comprendere in che modo questi trend interagiscono tra loro è complesso, ma comprendere queste dinamiche è l’unico modo per poter prevedere i lavori e le competenze che saranno necessarie in futuro. Vediamo nello specifico quali sono alcuni di questi fattori.

Il cambiamento tecnologico

cambiamento tecnologico che cambia il mondo del lavoro

L’avanzamento delle tecnologie ha un impatto certamente non indifferente sul modo di lavorare e sulla domanda di impiego. La paura per la disoccupazione tecnologicamente guidata è perciò una sensazione perfettamente comprensibile. Tuttavia, occorre considerare come la tecnologia sia un mero strumentoal servizio dell’uomo. Le innovazioni tecnologiche offrono all’uomo la possibilità di automatizzare i lavori basati su processi ripetitivi e di amplificare le prestazioni umane in alcune occupazioni. Inoltre, il cambiamento tecnologico dà origine a occupazioni e settori completamente nuovi.

È stato stimato dai ricercatori che, negli stati Uniti, la percentuale di impatto dell’automazione sull’occupazione dei lavoratori passerà, nei prossimi dieci anni, dal 47% al 9%. Questo perché l’uomo non può essere completamente sostituito. Siamo quasi certi che i robot saranno in grado, in futuro, di costruire ponti e diagnosticare malattie. Tuttavia, la capacità di progettare quei ponti e di prendersi cura di un malato sono capacità uniche che appartengono esclusivamente all’essere umano. Il futuro del mondo del lavoro dipenderà da come decideremo di bilanciare le abilità umane – le soft skills – con le opportunità alle quali le nuove tecnologie daranno origine.

Il miglioramento della potenza di calcolo e gli avanzamenti dell’intelligenza artificiale, consentono alle nuove tecnologie di essere incorporate in maniera più economica e rapida nei singoli apparecchi elettronici e nelle stesse città, che stanno diventando sempre più smart. Le tecnologie abilitanti o KET (dall’inglese Key Enabling Technologies) sono ritenute una chiave cruciale per la crescita e l’occupazione. Le tecnologie abilitanti sono tecnologie ad alta intensità di conoscenza e associate ad un’elevata attività di ricerca e sviluppo, con cicli di innovazione molto rapidi ed impattanti. Queste tecnologie sono perciò legate a forti investimenti e a posti di lavoro altamente qualificati. Per questa ragione le KET hanno una grande rilevanza nella catena del sistema produttivo.

Tra le novità che più influenzeranno le economie di molte industrie vi sono proprio la produzione additiva e la stampa 3D. In ambito scientifico, inoltre, abbiamo assistito al raggiungimento, da parte della genetica, di obiettivi fino a poco tempo fa inimmaginabili, grazie anche all’impiego di nanotecnologie.

La Globalizzazione

La Globalizzazione è un trend importante per capire il cambiamento del mondo del lavoro

I mercati del lavoro globali sono diventati, negli ultimi trent’anni, sempre più interconnessi ed integrati tra loro. La globalizzazione ha creato nuove opportunità, ma ha anche causato significativi impatti negativi. Con la recente crisi finanziaria, sono stati molti gli ostacoli incontrati dalla globalizzazione, primo tra tutti un crescente protezionismo. Inoltre, l’emergere di paesi come la Cina e l’India, ha prodotto un immenso shock di offerta agli schemi commerciali tradizionali.

Mentre l’economia gravita attorno ai mercati emergenti, le possibilità che si aprono sono notevoli. Le opportunità che sorgono sono soprattutto nell’ambito di settori ad alta intensità di conoscenza e in quello della produzione avanzata. Ma la constatazione più importante da fare riguarda la debole crescita del commercio mondiale a seguito della crisi finanziaria e l’aumento del protezionismo, fattori che hanno sfatato la regola secondo cui il commercio cresca più rapidamente del PIL, sollevando dubbi e preoccupazioni sul fatto che la globalizzazione abbia strutturalmente “raggiunto il picco”.

I cambiamenti demografici

I cambiamenti demografici sono un trend importante per capire come sta cambiando il mondo del lavoro

La vita media di ciascuna persona è aumentata notevolmente. In Italia per esempio, la speranza di vita negli anni Sessanta era di 63,7 anni per gli uomini e di 67,2 anni per le donne. Secondo gli ultimi dati – risalenti al 2015 – l’età media degli italiani sarebbe salita attualmente a 83,49. Parallelamente all’aumento della durata della vita media, decrescono però i tassi di fertilità.
Questi dati si collocano in una catena di effetti che comprende diversi ambiti in continua evoluzione e mutamento, come la qualità dell’assistenza sanitaria, l’andamento della finanza, l’alloggio, l’istruzione e le diverse attività ricreative.

La generazione dei Millennials, ovvero quella nata tra il 1980 e il 2000, sta prendendo sempre più importanza. I Millennials sono il primo gruppo ad aver raggiunto la maggiore età dopo l’avvento della tecnologia digitale e per questo hanno più aspettative di immediatezza, partecipazione e trasparenza. Molti di questi, però, sono diventati economicamente attivi all’ombra della crisi economica del 2007, fattore che ha moderato il loro atteggiamento nei confronti del rischio e delle istituzioni politiche. Pertanto, questo gruppo mostra ad oggi comportamenti di lavoro molto differenti rispetto a quelli delle generazioni precedenti.

La Sostenibilità ambientale

La Sostenibilità

Grazie anche alla Rete e alle nuove tecnologie, ai consumatori è oggi possibile documentarsi e conoscere a fondo la realtà dei processi produttivi. Negli ultimi dieci anni, abbiamo assistito all’affermarsi di un consenso sul riscaldamento globale artificiale sempre più radicato e condiviso. E’ ormai patrimonio di molti una coscienza globale che supporta e diffonde l’adozione dei principi legati al rispetto dell’ambiente.

Con la diffusione di questa consapevolezza nei moderni consumatori, abbiamo visto, negli ultimi tempi, un notevole aumento del numero di regolamenti a supporto delle energie rinnovabili. Tuttavia, queste iniziative seguono l’oscillazione dei comportamenti dei consumatori.

Per riuscire a raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 sono necessari investimenti in tecnologie green. I costi per l’adozione di energia pulita e rinnovabile sono in calo, grazie anche a politiche che ne favoriscono e promuovono l’installazione. Nonostante ciò, i cambiamenti strutturali associati alla green economy dipendono fondamentalmente dalla politica che il governo decide di adottare in questo ambito.

L’Urbanizzazione

L'Urbanizzazione è un trend per capire come sta cambiando il mondo del lavoro

Attualmente, più della metà della popolazione mondiale vive in città; inoltre, si stima che entro il 2050 questa percentuale raggiungerà il 70%. Questa concentrazione mostra la disomogeneità dello sviluppo economico, che vede la tendenza, per i luoghi vicini ai grandi mercati, a crescere più rapidamente rispetto ai luoghi che si trovano più distanti da essi.

I centri urbani sono dei poli attrattivi per le industrie, luoghi in cui è possibile l’interazione e la collaborazione tra imprese diverse. Per questo motivo, le città offrono molte opportunità ai lavoratori dal punto di vista occupazionale. Tuttavia, si stanno facendo largo forme di lavoro più smart, che permettono ai lavoratori di non rimanere esclusivamente legati alle grandi città.

Lo smart working, il lavoro agile è, infatti, una formula caratterizzata dall’assenza di vincoli orari o spaziali, che si concentra sugli obiettivi. Questa forma di lavoro, sempre più diffusa, aiuta il lavoratore nel conciliare i tempi di vita e quelli di lavoro, favorendo allo stesso tempo la crescita della sua produttività. Anche gli ambienti di coworking si stanno diffondendo sempre più, permettendo alle persone di lavorare stando più vicine a casa o nei luoghi che più li ispirano e motivano, grazie anche ai centri di innovazione che stanno sorgendo nei centri urbani più piccoli.

Per quanto riguarda l’urbanizzazione, occorre tenere di conto anche l’esistenza di una forte e crescente spinta affinché le città diventino sempre più smart, più intelligenti. Per fare ciò, occorrono però grandi investimenti che possano sfruttare le informazioni generate dalle infrastrutture per ottimizzare le prestazioni. 

Il mondo del lavoro cambia? Cambiamo anche noi.

Per concludere, penso che ogni momento sia buono per rivalutare quello che facciamo o mettersi in discussione. Perché? Per non perdere la propria occasione di esprimere il proprio talento, la propria forza e passione. Il mondo cambia perché siamo noi che lo permettiamo, non sta cambiando da solo.

L’innovazione tecnologica, che finalmente trova il tempo e lo spazio “giusto” per la sua realizzazione, ci è di grande supporto. Finalmente abbiamo tante opportunità, che fino a qualche anno fa non esistevano, per poter fare un lavoro che sia sempre più la realizzazione di noi stessi e non un mero “strumento per vivere”. Forse è questo il trend più importante che vedo emergere in questo periodo così disruptive, che stiamo vivendo. 

Mettiamoci in discussione, osserviamo i trend che sicuramente accelereranno il processo di cambiamento della società. Ma soprattutto concentriamo i nostri sforzi sul capire il proprio potenziale e come formalo. Perchè questo è fondamentale per cavalcare la propria onda ed esprimere sé stessi in un momento storico in cui, molto più del passato, abbiamo grandi opportunità per realizzarsi e trovare, perchè no, il lavoro dei propri sogni.  

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