Empatia e leadership

Il  mercato del mondo del lavoro è cambiato molto e continua ad evolvere. Sicuramente è necessario farsi delle domande su come si possa essere leader oggi. In un panorama sempre più fluido, in cui il concetto di rete sta sorpassando il concetto di gerarchia, emerge sempre di più l’importanza della soft skill per eccellenza, l’empatia, come elemento necessario per chi deve condurre un gruppo di lavoro.

L’automazione e l’intelligenza artificiale intervengono sempre di più nel mondo del lavoro, creando nuove opportunità per l’essere umano. In un’ottica positiva, questi meccanismi danno più importanza alle competenze tipiche dell’uomo.

Lavorare sotto pressione

Oggi i lavoratori sono chiamati sempre di più ad una visione che possiamo definire “aperta” della carriera. L’idea del posto fisso, o comunque la tranquillità derivata da un lavoro stabile e continuativo fino alla fine della vita lavorativa, è ormai un’idea lontana. Lavorare oggi significa mettersi in discussione, reinventarsi, dare risposte creative ed innovative alle soluzioni. In poche parole, ognuno di noi deve, in qualche modo, interfacciarsi con l’evoluzione “disruptive” e l’innovazione tecnologica. Il focus, il perno, per mantenersi stabili in questo continuo cambiamento è sicuramente lo sviluppo delle soft skill.

Il capitale umano è fondamentale in questo momento storico, perchè è grazie ad esso che l’uomo farà la differenza. E saranno le competenze di base a supportare un cambiamento positivo per la società.


Essere un leader empatico

Chi è chiamato a gestire un gruppo, dovrà fare i conti con questo panorama. E come fare a supportare il cambiamento e lo sviluppo di ogni membro del team, se non attraverso l’empatia?

L’empatia è definita come:

la capacità di comprendere a pieno lo stato d’animo altrui, sia che si tratti di gioia, che di dolore. Il significato etimologico del termine è “sentire dentro, ad esempio “mettersi nei panni dell’altro“, ed è una capacità che fa parte dell’esperienza umana.

Essere leader ed essere empatico sono strettamente connesse. Un vero leader si concentra sulla creazione della fiducia e per costruirla non può che affidarsi al mettersi nei panni degli altri. In altre parole, potremmo dire che il leader, oggi, diventa un coach. Infatti, come in una squadra di calcio, il “capo” deve saper creare un gruppo affiatato, supportare la crescita personale di ogni membro del team. Il leader deve avere chiari gli obiettivi, per poter condurre il team nella direzione che si vuole raggiungere. Solo avendo una chiara idea di dove stiamo andando il team potrà dare il meglio di sé, mettendo in rete le skill necessarie ai fini del progetto e sviluppando quelle necessarie.

Quindi un manager oggi non può più sentirsi una figura autoritaria, bensì autorevole. E lavorare per essere un coach che, ascoltando e mettendosi nei panni dei membri del team, riesce a raggiungere gli obiettivi sapendo quali carte giocare al momento giusto. Il manager-coach aiuta il singolo a raggiungere gli obiettivi personali, oltre a quelli di gruppo, ad esprimersi e realizzarsi. Un lavoratore così è chiamato a dare il meglio di sé in un ambiente in cui si sente a suo agio, libero di esprimersi. In altre parole, il coach inoltre ha il sottile ruolo dell’incoraggiamento.

Creare un rapporto di fiducia, sapere fino a dove ci si possa spingere, abbattere i muri della resistenza in cambio del dialogo, sono tutte sfide che solo l’empatia potrà rendere realtà concreta.

Saper condividere le sfide, con tutto il lavoro che comporta, potrà essere il modo con cui ogni membro del team potrà mostrare la migliore versione di sé stesso.

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