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Intelligenza artificiale: una questione etica

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L’intelligenza artificiale sta  già dimostrando il suo potenziale positivo: dalla diagnosi del cancro e dalla comprensione dei cambiamenti climatici fino a sostituire l’essere umano in lavori rischiosi e pesanti. Come possiamo svilupparne il potenziale?

 La tecnologia intelligente


La tecnologia, implementata dell’intelligenza artificiale, ha la capacità di rispondere a tematiche che preoccupano il genere umano. Saremo in grado di evitare, prevedendoli grazie alle reti neurali ed al machine learning, i disastri climatici, crisi finanziarie, addirittura crimini, terrorismo, guerre, povertà, ineguaglianza? L’intelligenza artificiale è riuscita a trovare delle connessioni nel canto degli uccelli migratori, permettendo a d alcuni studiosi di capire come risponderanno al cambiamento climatico in corso. Nel campo medico, analizzando il nostro corpo, il nostro cervello. Google DeepMind è già adesso in grado di dare diagnosi corrette al 94,5%. Si capisce che la potenzialità di questo strumento è enorme e deve essere indirizzata perché resti un patrimonio a servizio dell’umanità.
Tutto questo porta sotto i riflettori la cosiddetta questione etica. La tecnologia intelligente, che simula il modo di apprendere e di ragionare dell’essere umano, unito ad una potenza di calcolo e alla possibilità di analizzare dati pressoché infiniti, richiede una riflessione profonda sul suo impiego. Come ogni innovazione, porta con sé la potenza di diventare qualsiasi cosa l’uomo voglia. Oggi il nostro ruolo è quello di riflettere ed orientare il nostro operato e l’uso, ma non di spaventarci.

 La risposta etica all’intelligenza artificiale dell’Europa

Parlare di etica ed intelligenza artificiale è una priorità, proprio per l’importanza e l’espansione che questa tecnologia sta avendo. A livello mondiale, sono nate alcune iniziative per discutere il tema dell’intelligenza artificiale ed il suo ruolo nella società. AI4People, un esempio fra tutte, è il primo forum globale in Europa sull’impatto sociale dell’intelligenza artificiale. Lanciato a novembre 2017 con una programma triennale, ha l’obiettivo di creare uno spazio pubblico comune per definire i principi, le politiche e le pratiche fondanti su cui costruire una “buona società dell’intelligenza artificiale”. Ogni Stato, membro dell’Europa, si sta organizzando per fornire risposte alle comunità e valutare l’impatto dell’intelligenza artificiale, ma soprattutto promuoverne le buone pratiche ed una generale sensibilizzazione. La conoscenza è sicuramente un primo passo per poter dare delle risposte concrete agli interrogativi aperti di cui sopra. La cosa più importante, penso, sia continuare a parlarne. Le buone pratiche per l’utilizzo della macchina devono essere condivise, così come la discussione riguardo ai bias.

 

Recentemente, l’Europa ha definito le linee per guidare l’innovazione etica in tema di intelligenza artificiale. Pubblicato la scorsa settimana, il documento è stato scritto dai 52 esperti dell’High Level Group on Artificial Intelligence istituito dalla Commissione Europea lo scorso luglio. La spinta propulsiva nel redigere questo paper viene dagli Stati membri della Comunità Europea: è quindi un documento super partes ed ha una forza che va ben oltre gli interessi dei singoli, aziende o privati.
In questo documento sono stati definiti i 7 pilastri che definiscono l’impiego dell’intelligenza artificiale human-centered, che mette al centro del proprio operato l’uomo e la sua tutela. Vediamo nel dettaglio quali sono.

  • Equità sociale. L’intelligenza artificiale dovrebbe favorire una società equa, sostenendo i diritti fondamentali, senza ridurre, limitare o fuorviare l’autonomia umana.
  • Robustezza e sicurezza. L’intelligenza artificiale dovrebbe essere affidabile, con algoritmi sicuri e robusti da poter gestire errori o incongruenze lungo tutte le fasi del ciclo di vita dei sistemi.
  • Privacy e data governance. L’intelligenza artificiale dovrebbe dare pieno controllo ai cittadini su dati e informazioni che li riguardano, che non devono essere usati per danneggiarli o discriminarli.
  • Tracciabilità e trasparenza. L’intelligenza artificiale dovrebbe garantire piena tracciabilità dei sistemi.
  • Diversity. Stop alle discriminazioni e maggiore apertura all’accessibilità: l’intelligenza artificiale dovrebbe essere attenta all’intero panorama delle abilità umane, delle capacità e dei requisiti, assicurando l’accessibilità ai sistemi.
  • Sostenibilità ecologica e ambientale. L’intelligenza artificiale dovrebbe favorire cambiamenti positivi a livello sociale, migliorando la sostenibilità ambientale e la responsabilità ecologica.
  • Responsabilità finanziaria. L’intelligenza artificiale dovrebbe impiegare meccanismi in grado di assicurare le responsabilità finanziarie dei sistemi e degli esiti del loro utilizzo.

Questo documento, l’“Ethics Guidelines for Trustworthy AI”, è un primo step di un percorso che si svilupperà in tre momenti. Il prossimo si terrà questa estate, quando gli esperti raccoglieranno i pareri anche di chi ha sottoscritto l’European AI Alliance, per stilare un documento finale da sottoporre alla Commissione Europea a inizio 2020. In autunno partirà invece la terza fase delprogetto, che si concentrerà sull’avvio di una rete di centri di ricerca sull’intelligenza artificiale accanto agli hub per l’innovazione digitale. L’Europa conferma la volontà di investire sull’intelligenza artificiale, tra pubblico e privato, almeno 20 miliardi di euro lungo un decennio.
I settori che beneficeranno di questo progetto saranno: sanità, energia, finanza, industria, automotive, sicurezza. Sono confermate anche, a livello europeo, le partnership con Singapore, Canada, Giappone per aprire tavoli internazionali di discussione sull’etica (tra cui il G20 e il G7).
Interessante il punto di vista di Andrus Ansip, vice presidente per il mercato unico digitale europeo: “La dimensione etica dell’intelligenza artificiale non è né un lusso né un add-on. E’ solo con la fiducia che la nostra società può trarre beneficio dalle tecnologie. E’ un approccio win-win, che può portare l’Europa ad essere un leader nella AI human centrica, con la piena fiducia delle persone”.

Resilienza umana e intelligenza artificiale

Credo che le persone e le imprese siano più resilienti di quanto crediamo. Ci potrebbero essere, ci saranno, momenti di incertezza nel breve periodo. Ci sarà sicuramente, lo stiamo vedendo, incertezza relativa a nuovi modelli di business, nuovi lavori, tutti a causa dell’intelligenza artificiale.
In due o tre anni molti lavori automatizzati potrebbero iniziare a scomparire. Ma a lungo termine, più o meno 10 anni, ci sarà un aumento di posti di lavoro che non possiamo ancora immaginare.
L’intelligenza artificiale pone una serie di questioni etiche. C’è da chiedersi quale sia la spinta etica che muove l’Occidente oggi. Le economie sono sulla strada della crescita a tutti i costi; innovazione a tutti i costi; e accumulo di ricchezza a tutti i costi. L’intelligenza artificiale e le altre tecnologie dirompenti ci fanno riflettere sull’importanza di un elemento quanto mai essenziale per l’essere umano di ieri, di oggi e di sempre: l’equilibrio. Prima o poi ci sarà una resa dei conti morale e ci renderemo conto che l’accumulo di ricchezza non porterà necessariamente alla felicità. La ricerca dell’equilibrio è la chiave per vivere con equità e positività la tecnologia che rivoluziona il nostro modo di lavorare e, ancora prima, il nostro modo di vivere.

 



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